miércoles, 6 de mayo de 2009

Comentarios sobre "El otro Imperio Cristiano"

Recensión publicada por la Revista Erasmo (GOI) a raíz de la publicación en Italia de "L´altro Impero Cristiano"

Erasmo numero 1-2-3 / 2009 rassegna stampa

Gli inizi sconosciuti della Massoneria, il suo legame segreto con i benedettini e i templari, i suo ruolo nella costruzione delle cattedrali e il suo sviluppo sino al XVIII secolo sono i contenuti dell’ultimo libro di Eduardo R. Callaey pubblicato in Italia alla fine dello scorso anno. Sono uscite altre edizioni in Spagna (Nowtilus), Messico (Lectorum) e Bulgaria (Ciela).


MASSONERIA CRISTIANA
“L’altro impero cristiano” s’introduce con cautela nel mondo e nella storia della Massoneria al di là dei miti. E’ un saggio storico che va dalle origini delle logge massoniche nel Medioevo sino al XVIII secolo. “Quello che tento di spiegare nel libro – dice l’autore – è che le prime condanne della Chiesa contro la Massoneria avvengono in un contesto politico e non clericale.

In realtà, i massoni scozzesi cercano solamente di divulgare l’idea di un cristianesimo transnazionale per superare le división che hanno decimato l’Europa con le guerre religiose”. Ma “nel XIX secolo le cose cambiano. A quel punto sorge una Massoneria di taglio chiaramente anticlericale. E’ il momento in cui si producono le modifiche del Grande Oriente di Francia che abbandona l’obbligatorietà di credere in Dio, la dottrina della trascendenza dell’anima e toglie la Bibbia dalle are delle logge diventate così altari laici”. Questo fatto è molto
curioso perché nel mondo, a prima vista, la corrente francese sembra trionfare su quella scozzese, ma in realtà – secondo Callaey – “una grande percentuale di massoni nel mondo è cristiana”.


MONACI COSTRUTTORI
Nel libro, primo di una tetralogia, Callaey esplora il nesso tra templari e massoni. “Le invasioni barbariche avevano decimato l’Europa – spiega – e un giorno San Benedetto da Norcia appare dicendo che bisogna salvare il più possibile l’antica cultura occidentale. I monaci iniziano a copiare i libri, a salvare i pochi busti e rovine romane e si pongono a capo della costruzione di chiese nelle abbazie. In pochi sanno che in soli 300 anni sono state spostate più pietre che nell’intera storia d’Egitto.

Sto parlando di migliaia di cattedrali, abbazie, monasteri”. Sino a quel momento le chiese non erano nelle città. Il loro trasferimento in area urbana si verifica nel periodo gotico e “ciò implica – spiega Callaey – l’inizio della secolarizzazione del fatto religioso perché, finché non appaiono le cattedrali nel centro delle città, la gente va nei monasteri perché lì si tiene la messa”.
Secondo lo storico la vera origine della Massoneria è da attribuire ai benedettini che sviluppano un’unità speciale di lavoro, le logge di costruttori. “Sono i primi – aggiunge – a utilizzare in senso cerimoniale tutta la simbologia architettonica, compreso il grembiule di pelle. Con loro si sviluppa l’iconografia massonica”.

SIMBOLISMO MASSONICO
In effetti, ai grandi abati costruttori veniva consegnato un grembiule di pelle che i documenti latini descrivono di “mirabile fattura” per distinguirlo da quello degli operai. Ciò significava che chi lo portava era un maestro costruttore. “Noi massoni molto spesso utilizziamo l’allegoria della pietra grezza – continua Calley –. Per noi, il profano che iniziamo è una pietra, un blocco appena estratto
dalla cava. Ma il compito allegorico del massone è quello di erigere un tempio di virtù alla gloria del
Grande Architetto dell’Universo. E’ una costruzione individuale e sociale.
Ogni pietra deve incastrarsi con l’altra e il lavoro del massone è quello di trasformare la pietra grezza in una pietra cubica, capace di partecipare di questa costruzione collettiva”.
E sul filo di questa idea Eduardo R. Callaey fa una constatazione singolare: “Sono i benedettini che iniziano a parlare di quadrare la pietra. Loro credevano che chi costruisce un tempio deve possedere una serie di virtù ed essere cosciente del fatto che sta innalzando un tempio. Per quadrare la pietra occorrono un compasso, una livella, un filo a piombo e tutti gli utensili che fanno parte del simbolismo massonico”.


FRATER CONVERSUS
Il problema sorge a metà dell’XI secolo, quando il movimento cluniacense guadagna dimensione e peso politico (Carlo Magno colloca un benedettino persino a capo di York per organizzare le scuole dell’impero) tanto da non essere sufficienti al suo progetto. “Nella misura in cui questo processo prende piede – sostiene Callaey – si produce una domanda di mano d’opera per la grande quantità di monasteri e abbazie costruiti simultaneamente. Perciò i monaci inventano una figura che non esisteva: un laico annesso al monastero – senza voto di obbedienza né di castità – che ha famiglia in paese e prende il nome di frater conversus”.
Questa nuova mano d’opera laica va a integrarsi sotto l’autorità delle logge benedettine di costruttori e si organizza per gerarchie. Così nasce la differenza tra l’apprendista e il maestro. Quest’ultimo è colui che conosce i segreti della costruzione, cosa molto misteriosa: la scoperta delle proporzioni, della chiave di volta, dei calcoli della tensione tra le pareti e i sordina sono patrimonio dei maestri del mestiere. Ciò coincide anche con il processo storico di formazione delle confraternite di artigiani del Medioevo, quando essere maestro significa automaticamente far parte di un’altra classe sociale, di un altro ceto”. I maestri costituiscono una corporazione molto chiusa nelle cui confraternite non entra un nuovo membro finché non ne muore uno già esistente.
E hanno potere politico anche nei municipi.


IL SENSO DEI SEGNI
I benedettini, quindi, inventano i segni segreti che secondo Callaey hanno lo scopo di differenziare le loro conoscenze e di conseguenza il rango ottenuto nel lavoro. “All’inizio gli apprendisti sono obbligati a portare la barba, e per quello ricevono il nome di fratres barbati, mentre il maestro può radersi. Sono anche obbligati a usare un segno che permette l’identificazione del loro rango. Quando qualcuno termina di costruire un tempio e si trasferisce altrove, si congeda dall’abate eseguendo il segno di riconoscimento quando sonocompletamente soli, e così gli fa capire il rango dell’ultimo arrivato”. Callaey ci svela anche una radice etimologica diversa per la parola “massone”. Secondo San Isidoro di Siviglia nel suo libro Etimologie, che riunisce tutto il sapere dell’epoca,
nell’VIII secolo le impalcature vengono indicate con il vocabolo greco machion che poi è passato al francese maçon e all’inglese mason, con il significato in entrambi i casi di muratore. Ancora più interessante è il rapporto tra i benedettini e la preparazione delle crociate e il successivo progetto templare.


ISTIGATORI DELLE CROCIATE
“Praticamente la totalità dei medievalisti del XX secolo – continua lo studioso – conviene sul fatto che la riconquista del Santo Sepolcro è un progetto cluniacense anteriore alle crociate. Questi monaci non solo si recano in pellegrinaggio in Terrasanta, ma stabiliscono anche, lungo tutto il percorso, abbazie e monasteri per ospitare i pellegrini. Rimangono a Gerusalemme perché Carlo Magno stringe un forte patto politico con il sultana Harun al-Rashid, accuratamente dimenticato dall’Occidente perché riguarda l’insediamento degli ebrei nel sud della Francia.
E iniziano a sviluppare il concetto di Milizia di Cristo addirittura prima di Sant’Agostino. Per loro il cavaliere è quasi un monaco: agisce più per fede che per combattere. Questo è anche lo spirito delle crociate. Decise da un nucleo molto ristretto di persone – dove emerge Ugo, abate di Cluny – la loro concezione ha l’influenza benedettina e sono di fatto ideate proprio come le ha suggerite papa Gregorio, alla metà dell’XI secolo, con il proposito di riscattare i luoghi santi della cristianità”. Va attribuita ai cluniacensi anche l’idea di un regno cristiano con base a Gerusalemme che controlli tutto l’Occidente. Per dirlo con le parole di Eduardo Callaey: “sono i primi creatori di un progetto paneuropeo.
Pertanto, quando Urbano II (un cluniacense) fa il suo famoso discorso, sono mature le condizioni politico-sociali per convocare una crociata pianificata al millimetro con il consenso di tre o quattro nobili europei, tra i quali si distingue Goffredo di Bouillon”. Gli studi di Callaey su questo personaggio rivelano particolari sulla fondazione dell’Ordine di Santa Maria del Monte Sion a Gerusalemme e il suo rapporto con misteriosi monaci calabresi, anche loro cluniacensi, che forniscono materiale logistico alle crociate. “Il processo storico che porta alle crociate – sostiene lo scrittore – coincide con il periodo di massimo splendore delle costruzioni romaniche e gotiche. Ragion per cui possiamo affermare che i benedettini – con i loro masón laici (i fratelli conversi) – e i templari coesistono nella stessa epoca sotto una regola simile e un’organizzazione di tale grandezza che sembra assurdo pensare che non vi sia uno spirito comune tra loro”.
Allo stesso modo, per questo massone argentino, “la storia della Frammassoneria non è completa se non si considera il movimento cluniacense e la storia del Tempio non si risolve né si spiega senza il movimento cistercense. In entrambi i casi sullo sfondo si staglia lo spirito benedettino, l’influenza dei suoi potenti abati e una spiritualità che esce dal chiostro per penetrare profondamente nel secolare. Non può essere qui evitato il marchio perfetto della triade massonica della Sapienza, Forza e Bellezza. I tre principi essenziali della Frammassoneria”.